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La cena delle anime - Maria Laura Berlinguer

Libro capace di coinvolgere fin dalle prime pagine, grazie all'alternanza tra passato e presente; molti interessanti riferimenti archeologici e della tradizione sarda. Durante l'intreccio delle storie i personaggi emergono sempre più vividi e si delineano caratterialmente, dando ricchezza al racconto. Bellissimo!

La scatola delle lacrime - Han Kang

Una piccola favola sul valore delle lacrime e sull’importanza dei sentimenti: così descriverei questo libricino di Han Kang.

"La scatola delle lacrime" è una lettura che ci ricorda che piangere non è qualcosa da correggere o nascondere. A volte le lacrime sono semplicemente il modo più sincero che abbiamo per dire che qualcosa conta davvero per noi, e per questo merita di essere sentito fino in fondo.

Ad accompagnare il testo ci sono disegni bellissimi, capaci di amplificare la delicatezza e la poesia del racconto, come una presenza discreta che cammina accanto alle parole. Si legge in poco tempo, ma lascia un solco interiore che rimane dentro ben oltre l’ultima pagina.

Casa dolce casa - Nedra Tyre

"Casa dolce casa" di Nedra Tyre è un racconto che lascia addosso un profondo senso di disagio e impotenza. Tutto è costruito su una tensione che cresce lentamente fino a trasformare una situazione apparentemente ordinaria in un vero incubo psicologico. E quella che nasce come una semplice “ospitalità” - una donna in visita presso la casa di un’altra donna - si trasforma in una inevitabile condanna: un legame morboso, sempre più invasivo, da cui non è più possibile liberarsi.

La storia solleva una domanda inquietante: cosa accadrebbe se qualcuno occupasse la nostra casa e non volesse più andarsene? E se, anziché limitarsi a condividere uno spazio, iniziasse a insinuarsi nelle nostre abitudini, nei nostri ritmi, nei piccoli gesti che definiscono la nostra identità? È proprio ciò che accade tra la signorina Allison e la signorina Withers. Quest’ultima si presenta fin da subito come un corpo estraneo, un’intrusa che si inserisce progressivamente nella vita dell’altra fino a rendere sempre più labili i confini tra ospite e padrona di casa. Un aspetto reso ancora più significativo dalla scelta di chiamare l’occupatrice fin da subito per cognome, come se la narrazione stessa volesse sottolinearne la distanza, rimarcandone l’alterità e la natura perturbante.

Anche la letteratura, soprattutto i romanzi gialli, hanno un certo ruolo e accompagnano la vicenda come una sorta di presagio. Le fantasie di delitto e i piani elaborati dalla protagonista finiscono, però, per ritorcersi contro di lei: l’omicidio immaginato (e sperato) non si realizza nel modo previsto, ma si trasforma in una lenta distruzione interiore. A essere uccisa è la sua stessa serenità, divorata dall’ossessione e dall’incapacità di spezzare quel rapporto tossico ormai diventato parte integrante della sua vita.

In questo contesto il quadro di Matisse - tanto amato dalla signorina Allison - assume una forte valenza simbolica. Per certi versi stabilisce una connessione con il ritratto che Dorian Gray nasconde in soffitta: non perché registri il trascorrere del tempo, ma perché diventa il segno tangibile della degenerazione che avanza. Come se l’opera d’arte fosse l’unico elemento capace di rendere visibile la trasformazione di una realtà sempre più deformata e surreale.

Alla fine resta soprattutto questa sensazione: la casa non è più un rifugio, ma uno spazio che, da una parte, assorbe e consuma chi lo abita e, dall’altra, fortifica chi riesce a dominarlo. La domanda che il racconto lascia al lettore è tanto semplice quanto inquietante: cosa succede al nostro essere quando una persona finisce per occupare non solo le nostre stanze, ma anche la nostra mente?

Gli occhiali d'oro - Giorgio Bassani

"Gli occhiali d’oro" è un racconto che colpisce perché intreccia, con apparente lucidità e con un tono misurato, una rete di “connessioni” che continuano a risuonare anche fuori dal tempo in cui è ambientato. La vicenda di Fadigati e dell’io narrante non è solo una storia individuale: è un punto di contatto tra presente e passato, tra la vita privata e la Storia, tra ciò che si pensa non possa accadere e ciò che, lentamente, finisce per succedere davvero.

Bassani mette in scena due esclusioni diverse che finiscono per riflettersi l’una nell’altra: quella dell’io narrante, ebreo, e quella di Fadigati, otorinolaringoiatra omosessuale. Tra loro non nasce un’amicizia piena e dichiarata, ma una forma di empatia trattenuta, fatta perlopiù di parole e riconoscimenti indiretti che però rendono la loro esperienza di emarginazione qualcosa di condiviso.

Uno degli aspetti più potenti del testo è la sua capacità di parlare della discriminazione senza trasformarla in qualcosa di urlato, lasciando invece che emerga nei gesti, nelle allusioni, nel peso sociale che si chiude attorno ai personaggi stessi. Sullo sfondo, c’è una Storia che avanza come una minaccia che molti credono impossibile: le leggi razziali “non arriveranno mai”, si dice, ma il lettore sa già come andrà a finire, senza poter far nulla per evitarlo. E questa sensazione fa tanto male proprio perché somiglia a certe negazioni contemporanee, a quei momenti in cui si minimizza ciò che sta accadendo finché non diventa irreversibile.

Il finale è triste e inevitabile perché Bassani sembra prepararlo con un’unica, insistente materia: l’acqua. La pioggia del fine settimana («Piovve tutto sabato e tutta domenica») non è solo un dettaglio atmosferico, ma un rumore di fondo che accompagna e amplifica l’inquietudine dell’io narrante, come se qualcosa stesse maturando nell’ombra. Quando arriva la notizia della morte di Fadigati - annegato nel fiume - quell’acqua che per due giorni era scesa dal cielo si compie nel modo più crudele, trasformandosi in destino. A posteriori, la pioggia assume così il valore di un presagio e il finale si chiude con una coerenza molto pessimistica: ciò che il contesto aveva già insinuato, la società lo aveva in fondo già deciso.

Pur con una scrittura che può sembrare razionale e fredda, qui Bassani riesce a essere profondamente commovente: perché non forza l’emozione, ma la lascia crescere nello spazio che lasciano le persone e le fratture sociali. Ne esce un racconto breve ma potente, capace di collegare letteratura, storia e vita vissuta, e di far vedere come certi meccanismi di esclusione, ancora oggi, siano - purtroppo - ancora dolorosamente attuali.

Lungo la strada, una casa abbandonata - Alessandro Braga

Un lungo racconto ambientato nel cuore della periferia contemporanea di Brescia, capace di evocare con particolare efficacia un forte legame con il suo territorio. È “Lungo la strada, una casa abbandonata” (Marco Serra Tarantola, 2025), l’esordio letterario di Alessandro Braga, veterinario di formazione che lavora nel campo farmaceutico occupandosi anche di scrittura scientifica.

Tutto ruota attorno a una dimora completamente abbandonata, attentamente osservata da un corridore durante le sue quotidiane sessioni di allenamento, accompagnato solo dalle sue playlist in cuffia. Una casa ormai vuota e in rovina, ma comunque vissuta da un magnifico gatto dal pelo rosso e da una “gattara”, che svelerà la storia della famiglia che un tempo vi abitava rappresentando una sorte di custode delle tracce di una vita passata.

Alessandro Braga – nato, cresciuto e ancora residente a San Polo – offre alle lettrici e ai lettori un romanzo poetico e malinconico, immerso nel contesto rurale di una Brescia dei tempi nostri. Un esordio letterario che ha poco il sapore del debutto, evidenziando al contrario una voce già solida e consapevole dei propri mezzi.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/lungo-la-strada-alessandro-braga/

Di nome faceva Arturo - Remo Rapino

Istigata da un post di Simone Cristicchi, e supportata dalla mia fantastica Biblioteca di Ospitaletto, ho fortemente voluto questo libro.
Che, aimè, mi ha deliusa: forse per le troppe aspettative, o forse per la troppa lentezza d'atmosfera...

Il brigadiere del Carmine e la Mille miglia - Enrico Mirani

La Mille Miglia non ha bisogno di presentazioni. È una gara che richiama appassionati e no, personaggi famosi e semplici curiosi, amanti della velocità e ambientalisti sul piede di guerra. Auto lucide, tirate a nuovo, provenienti dai più grandi e famosi garage privati, che si fanno sentire non solo per il rombo del motore ma anche, forse soprattutto, per il nome della scuderia a cui appartengono.

Uniamo ora questa magnificenza sportiva al nostro brigadiere di fiducia, quel Setti che ormai conosciamo come le nostre tasche: avremo così la trama appassionata del decimo capitolo della saga nata dalla fantasia e dalla penna del giornalista bresciano Enrico Mirani (LiberEdizioni 2026).

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/brigadiere-del-carmine-freccia-rossa/

Timira - Wu Ming 2 e Antar Mohamed

L'idea di base e' molto interessante: raccontare la vita di una cittadina italiana nata in Somalia, cresciuta in Italia, che ha scelto di tornare a vivere in Somalia e che e' poi stata evacuata durante il conflitto. E' uno sguardo diverso sugli Italiani "brava gente" e fa sempre bene guardare in faccia gli stereotipi. Ho trovato, pero' poco valida da un punto di vista narrativo la parte che racconta la vita di Isabella/Timira dalla nascita al ritorno in Somalia e alla sua scelta di vivere li: mi e' sembrata una narrazione un po' da "la nostra bella eroina che tutti amano e desiderano attraversa tutte le vicessitudini che il destino le presenta in modo brillante", un racconto un po' da romanzo rosa. Piu' autentico, invece, il racconto dalla fuga da Mogadiscio alle peripezie per trovare un alloggio dove vivere, allo scontro con la burocrazia, alla ricerca di una propria identita', per l'ennesima volta, agli scontri con il figlio.

Chiesa - Giuseppe Forlai

Un'analisi pacata e intensa sulla scristianizzazione dell'Occidente. Non c'è fatalismo nè rassegnazione, ed è una boccata d'ossigeno rispetto ai qualunquismi e alle polarizzazioni con cui troppo spesso si affronta questo tema.

I nostri mondi perduti - Marion Montaigne

Considerando il livello di approfondimento, divulgazione e la densità di riferimenti, avrei voluto che mi piacesse di più. Invece personalmente l'ho trovato molto dispersivo e, in generale, non mi ha fatto ridere molto, ma so che questo potrebbe essere un “problema” mio, nel senso che non trovo quasi mai divertenti libri classificati come tali; probabilmente preferisco altri generi di humour.

R: La signora Dalloway - Virginia Woolf

RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"

"Mrs Dalloway" viene pubblicato per la prima volta il 14 maggio 1925 e noi lo abbiamo letto proprio durante il suo mese di pubblicazione. Virginia Woolf aveva una quarantina d’anni quando lo ha scritto e stava sperimentando qualcosa di nuovo: raccontare una sola giornata dall’interno di una persona, seguendo il flusso della coscienza di chi la viveva.

La prima parola che è venuta in mente per descrivere questo romanzo è stata FATICOSO. Non è una critica, ma più una constatazione sul fatto che la scrittura di Virginia Woolf non sia sempre così semplice o immediata da comprendere (e che una rilettura possa aiutare a chiarire o aggiungere altri dettagli). Ogni persona che si incontra in questo romanzo è una bolla, e ognuna rimane nel suo. Il testo è FRAMMENTATO, FRAZIONATO, CAOTICO, e forse il motivo è da ricondurre ai personaggi, che sono tantissimi, ognuno con una voce che moltiplica una trama lontana dalla linearità e destinata a “perdersi”.

Eppure, proprio in questa frammentazione sta la genialità. La struttura è CONCATENATA, ONDOSA - proprio come quando si galleggia nei pensieri - e passa di mente in mente senza soluzione di continuità. Virginia Woolf costruisce un intreccio che è più una “corrente” trascinante che una catena: FLUIDO, si scivola da una bolla all’altra, e ogni storia tocca le altre, spiegando diverse sfaccettature di uno stesso mondo senza mai fondersi del tutto.

È un romanzo INTROSPETTIVO nella misura più estrema: una sola giornata a Londra, dotata di tantissimi vortici di pensieri e moti dell’animo che si accumulano fino a diventare vertiginosi. Virginia mette sé stessa in ogni personaggio, per questo "Mrs Dalloway" può essere considerato un libro AUTOBIOGRAFICO in senso profondo. I personaggi con cui si entra in contatto è come se facessero un’analisi del mondo interiore di Virginia: le sue contraddizioni, i suoi rimpianti, la sua vicinanza (e distanza) dal mondo aristocratico che frequentava e giudicava al tempo stesso. Questo perché il libro è anche COMPLESSO e CONTRADDITTORIO. Woolf prendeva in giro l’aristocrazia, era vicina al socialismo del gruppo di Bloomsbury, eppure Clarissa Dalloway è una donna dell’alta borghesia londinese, attenta alle apparenze, un po’ LEZIOSA nel voler mantenere una certa immagine di sé (ma non viene mai giudicata del tutto). C’è chi al primo impatto l’ha trovata SNOB (Virginia stessa si definiva “ironicamente” così) e non è una reazione sbagliata: Clarissa stabilisce distanze - dal marito, dalla figlia, dagli amici della giovinezza - ed è una flâneuse, come la definisce Nadia Fusini: segue i passi per le strade di Londra quasi senza una meta, attenta a tutto ciò che accade intorno a lei, consapevole di quello che ha scelto di essere.

Il romanzo è tutto giocato su inclusione ed esclusione: la protagonista deve decidere chi invitare e chi no alla sua festa, e Septimus Warren Smith è la manifestazione più estrema di quell’esclusione: reduce di guerra che non riesce a sopportare di essere sopravvissuto al suo amico, “impazzito” e accudito dalla moglie Lucrezia, una ragazza milanese di basso ceto, colta per nulla, strappata dalla sua Italia. Septimus può essere considerato il rovescio oscuro di Clarissa: il suo suicidio arriva come notizia durante la festa, eppure non la distrugge. Ed è qui che il libro diventa DANTESCO, nel senso più preciso: Clarissa - da clara, luce - come inno alla vita da una parte e la morte che non rovina la festa e non è la fine di tutto dall’altra.

Il tono è MALINCONICO. Ogni personaggio ha una sua collocazione e rimpiange il passato. Il discorso sulla guerra - affidato a Septimus - è profondissimo: lui non sopporta di essere sopravvissuto, e quella sopravvivenza gli distrugge la mente. Gli accadimenti del passato e del presente si intrecciano continuamente, e la Londra del dopoguerra è una città che cammina sul trauma senza nominarlo mai espressamente (si sente, non si vede, ma c’è). "Mrs Dalloway" non è stato semplice da leggere, ma ha riservato tante riflessioni e sorprese nella narrazione (tutt’altro che scontata).

Qui di seguito vi lascio alcuni approfondimenti:
https://www.raicultura.it/amp/letteratura/articoli/2018/12/Lidia-Ravera-scoprire-Virginia-Woolf-d4f356a4-7d48-495a-9bdf-6cef9803d8c9.html?fbclid=IwY2xjawSNGslleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBLak9oQnJaaWVQenJnOGxLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHmwiAQkwxCWJ0OG0k7l89q1okX1cUPWkXdXj798OxXy_ilmVIQn69JEWkAIe_aem_0Okzv5cHJ8iwHTVQQIfNLQ

https://www.raicultura.it/amp/letteratura/articoli/2020/03/Mrs-Dalloway-di-Virginia-Woolf-29a8815f-d6d0-4102-882c-6373dc4358c5.html?fbclid=IwY2xjawSNGuhleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBLak9oQnJaaWVQenJnOGxLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHlNTzfvNkkrxRn0tYDHC10QU6Oaq56c5Lh1tGD2n86RWNZCuqG0IpINJW6GI_aem_yM6t4k66RK2_LxgSafj3vA

Qui trovate i riferimenti extra testuali emersi durante la discussione:
- "La crociera", romanzo del 1915 di Virginia Woolf
- "Del giardino", libro di Vita Sackville-West
- Il film "The Hours" (2002)

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Ultimi post inseriti nel Forum

Non volare via- autrice Sara Rattaro

Una storia che va dritta al cuore, una storia che parla e coinvolge la vita di tutti gli esseri umani. Un bel romanzo avente ad oggetto le prove, le sfide a cui il sentimento dell'amore ci mette "a dura prova", ogni giorno.
Un libro avvincente e da leggere "tutto d'un fiato".

Non disponibile SEMPRE

Buongiorno,
Da giorni non posso più scaricare nessun libro. Per qualsiasi titolo esce il bollino rosso e la scritta NON DISPONIBILE. L'assistenza MLOL dice che avevo un blocco sul mio profilo che ora è stato tolto ma purtroppo non è cambiato nulla. Non posso più leggere niente. Cosa posso fare?

La Prova di M. Connelly

Ho prenotato su mlol il libro in oggetto. Ieri, 16 febbraio, ero l’undicesima in coda. Oggi, controllando la mia posizione, compare la frase:’’ spiacenti, non ci sono copie per il tuo titolo’’. Cosa succede? Gradirei un chiarimento . Grazie

Pecca del servizio

Ritengo sia un pecca del servizio l’impossibilità di restituire un libro prima della scadenza: questo ridurrebbe i tempi di attesa. Inoltre, dato che il tempo di attesa è rigidamente stabilito, perché non comunicare all’utente la data in cui riceverà il prestito?

Il sito opac Brescia in Francia non funziona più

Buongiorno,
Vivo a Parigi ma torno spesso a Brescia.
Ho notato che da qualche tempo il sito opac Brescia-Cremona non funziona più. Si apre una pagina con scritto 403 Forbidden. Ho provato anche da diversi altri dispositivi e da connessioni diverse, ma la situazione non cambia. A meno che non ci si connetta con connessione VPN. Ora sono riuscito a connettermi perché sono rientrato in Italia. Fino al luglio scorso il sito ha sempre funzionato dalla Francia. In agosto non so perché ero in Italia, ma al mio rientro a Parigi a settembre non funziona più.
Non so se c'è un modo per ritornare al buon funzionamento di prima. Grazie.

Re: PROBLEMA RINNOVO!

Gentile lettore, nulla di strano in realtà.
Di seguito le condizioni per il rinnovo in autonomia:

Puoi prorogare in autonomia dall'Area MyDiscovery dell'OPAC. La proroga può essere effettuata per 2 volte se non ci sono prenotazioni di altri utenti; non può essere concessa fino a 5 gg prima e dopo 5 gg dalla scadenza.

Trascorso questo lasso di tempo puoi rivolgerti alla tua biblioteca che valuterà se la proroga sia possibile.

Qui tutte le informazioni sul servizio di prestito: https://opac.provincia.brescia.it/home/il-servizio-di-prestito/

Cordiali saluti

PROBLEMA RINNOVO!

E' da un anno ormai che non mi è più posibile rinnovare il prestito di un altro mese di un libro (mi dice "Non disponibile"). Devo tutte le volte andare nella mia biblioteca e da li me lo posso fare e mi dicono che è strano! chiedo di verificare questo problema!

Re: MALFUNZIONAMENTO OPAC SEBINA BRESCIA

Gentile Silvia,
spero le sia gradita la risoluzione del problema.
Siamo riusciti a ricostruire quasi tutto il suo elenco, suddividendolo però in due scaffali diversi. Le sconsiglio di inserire a scaffale più di 4.000 elementi.

Buone letture

MALFUNZIONAMENTO OPAC SEBINA BRESCIA

Ciao,
il mio problema è il seguente: quando apro il mio profilo c'è uno scaffale con scritto "DA LEGGERE" con poco meno di 6000 titoli, ma se cerco di aprire non si legge nulla.
Aiutatemi vi prego!!!

I miei scaffali

Le mie ricerche salvate