L'altra figlia
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Materiale linguistico moderno

Ernaux, Annie <1940->

L'altra figlia

Abstract: In un'assolata domenica d'estate una bambina ascolta per caso una conversazione della madre, e la sua vita cambia per sempre: i genitori hanno avuto un'altra figlia, morta ancora piccola due anni prima che lei nascesse.


Titolo e contributi: L'altra figlia / Annie Ernaux ; traduzione di Lorenzo Flabbi

Pubblicazione: L'Orma, 2016

Descrizione fisica: 81 p. ; 22 cm

EAN: 9788898038978

Data:2016

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Altri titoli:
  • L'*altra figlia

Nomi: (Autore) (Traduttore) (Editore)

Soggetti:

Classi: 843.914 Narrativa francese. 1945-1999 [22]

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2016
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

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Annie,
perdonaci se ti diamo del tu e ci prendiamo delle confidenze, anche se non ci conosciamo. Una lettera ci sembrava il modo più adeguato di recensire questo tuo scritto. Pagine dense dove affronti tanti temi, da quello tabù delle vicende familiari a quello ambivalente del doppio.

Leggerti non è stato semplice: nonostante la brevità delle tue pagine, molti di noi hanno dovuto ricominciarle da capo per comprenderti meglio. Ci hai colpito con delle frasi che, secondo Maria, sono come stilettate. Volendo essere precisi, sono stilettate di ghiaccio: è artico lo stile che hai adottato. Ma questa mancanza totale di calore non è per noi sinonimo di asetticità o impersonalità, anzi: tutt’altro. La tua lettera è intima. Descrive lo scudo glaciale che ti sei costruita per poter vivere la tua vita, quando hai realizzato che la verità dei tuoi genitori non corrispondesse perfettamente al tuo essere unica per loro. In un certo senso comunque lo sei stata: sei stata l’unica a sopravvivere. Anche se non eri “più buona” di Ginette. Questa è una frase che ti condiziona la vita, la crescita, le relazioni, la scrittura. Hai ricondotto tutto a poche parole (anche se la tua memoria sembra giocarti qualche scherzo, in una culla fatta con legno di rosa) che ti hanno portato a non assumere una chiara presa di posizione verso i tuoi genitori. C’è infatti consapevolezza del loro dolore e della loro persa spensieratezza, ma anche parecchio rancore che impregna i tuoi periodi. Questo ha portato alcuni di noi a pensare che ti vergognavi di loro o che ti sei servita della tua stessa famiglia per sfogare la rabbia con cui sei cresciuta.

Come mai non hai mai affrontato l’argomento con i tuoi genitori? Perché decenni fa non se ne sarebbe dovuto parlare o perché avevi paura delle tue emozioni? Quale sarebbe stata la loro reazione? Non la sapremo mai, perché questa storia oltre che fredda è silenziosa: né tua sorella Ginette né tantomeno i tuoi genitori erano ancora in vita, nel 2011, quando hai provato a riordinare i tuoi pensieri a settant’anni di distanza. Loro non possono intervenire, non possono controbattere, aggiungere o rimuovere dettagli: l’unica verità che possiamo apprendere è la tua versione. Non c’è stato un confronto. È questo quindi il senso della tua missiva? Imprimere per sempre i tuoi soli sentimenti, oppure consegnare definitivamente al passato Ginette, la cui assenza è stata indiscutibilmente una presenza per te? La tua è una battaglia totalmente impari per sconfiggere un vuoto mitizzato.

Attraverso le tue orecchie traumatizzate di bambina e la voce matura che hai raggiunto da adulta, “L’altra figlia” è per noi una tua seduta lapidaria di autoanalisi, dove racconti il tuo dolore intenso e raro, anche se non così come potremmo pensare, visto che alcuni di noi sono stati raggiunti da fortissimi colpi allo stomaco e si sono ritrovati. Forse, cercavi qualche lettore che sopportasse con te questo peso?

“Questa lettera - è evidente - non è destinata a te, e tu non la leggerai. Saranno altri a riceverla, dei lettori, che mentre scriviamo sono invisibili quanto lo sei tu.”
Aprile 2021

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