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La scienza nascosta dei cosmetici
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Mautino, Beatrice <1978->

La scienza nascosta dei cosmetici

Chiarelettere, 2020

Abstract: No al marketing della paura. No ai titoloni allarmistici che generano psicosi. E basta guru. Per sapere veramente se un cosmetico fa bene o male bisogna informarsi, partendo da fonti attendibili e verificate. Perché la paura passi serve trasparenza, che vuol dire appurare cosa c’è davvero dentro il prodotto di una grande marca, da chi e come viene fatto. È il lavoro che Beatrice Mautino porta avanti da anni, per mettere il consumatore nella condizione di scegliere in modo consapevole. Quali sono i test per garantire la sicurezza di un prodotto? Quali sono le differenze fra le varie tinture sul mercato? Posso tingere i capelli quando sono incinta? Com’è possibile che ci sia il piombo nei rossetti? Davvero le creme solari penetrano nel sangue? Che cosa significa “ecobio”? E i siliconi? A essi si attribuiscono tutte le possibili nefandezze, e se si cercano informazioni sul loro conto si trova di tutto tranne quello che serve davvero. L’autrice non propone soluzioni semplici a problemi complessi, nessuna scorciatoia, né consigli di comportamento. Il contrario di “fa male” non è “fa bene”, ma “non fa male”. Scopriremo come arrivare da sole e da soli a scegliere i cosmetici migliori per le nostre esigenze.

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Alice Raffaele
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Per "cosmetico" si intende qualsiasi prodotto atto a curare, accrescere o preservare la bellezza del nostro corpo. Non fate quindi l'errore di fermarvi a pensare ai trucchi quali matite, ombretti, mascara, etc.. In questo saggio si parla di henné, siliconi, solari, talco, rossetti, collutori e anche di sole e vitamina D.
L'aspetto più qualificante dello stile di Beatrice Mautino è il non voler convincere i lettori a prendere la sua posizione, bensì fornisce loro alcune informazioni affinché possano farsi un'opinione da soli. Inoltre li invita a non pensare in modo "binario": non è detto che, se una cosa non è bianca, allora sia per forza nera.

"Siamo abituati a dividere il mondo in buoni e cattivi, quindi capisco che nel momento in cui io vi racconto che un ingrediente che viene accusato di essere il male non lo è, chi mi legge possa pensare che per me, allora, quello è il bene. Ma non è così. Il contrario di "fa male" non è "fa bene", ma "non fa male."

In alcuni tratti avrei apprezzato sicuramente più approfondimento dal punto di vista scientifico e meno dettagli invece sulle vicissitudini sociali, politiche ed economiche legate all'oggetto discusso; tuttavia forse, se avesse impostato il lavoro così, non avrebbe raggiunto lo stesso pubblico in termini di ampiezza e varietà.

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