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Pulce non c'è
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Rayneri, Gaia <1986->

Pulce non c'è

Milano : Mondolibri, 2010

Abstract: A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna, con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante. Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti più forte che può. Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c'è. Provvedimenti superiori hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori, e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, sotto lo sguardo soldato di un'educatrice. Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha solo tredici anni quando comincia questa storiaccia. È una ragazzina curiosa, con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari. E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente, alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare, il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire.

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Luisa Radici
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Certo è vero il detto che sostiene che un libro non si giudichi dalla copertina ma in certi casi alcuni libri hanno decisamente delle copertine che oltre che a essere inadeguate risultano addirittura fuori luogo.
Così le due ragazzette che potrebbero essere benissimo le prossime protagoniste dello spot della Mulino Bianco che appaiono in copertina al romanzo "pulce non c'è" mi sembrano decisamente poco conformi a quella che è la tematica del libro.
Lo ritengo quasi un insulto mettere una foto del genere sulla copertina di un libro che parla di una bambina autistica e della sorella con tendenze alla bulimia. Ma alla fine la povera autrice non ne ha alcuna colpa.
La tematica è decisamente originale e ad oggi in Italia non sono molti i romanzi che parlano di questo tema.
Così dalle pagine del romanzo si può essere mossi a compiere riflessioni di carattere educativo, sul rapporto fraterno in una situazione di disabilità, sui problemi dell'autismo, sui vantaggi o meno della comunicazione facilitata e sull'integrazione.
La storia è raccontata tramite il libero fluire dei pensieri della sorella di Margherita, bambina autistica che diventa protagonista di una vicenda alquanto bizzarra. L'utilizzo proprio del flusso di coscienza e in modo quasi spropositato del discorso diretto libero, privo di una punteggiatura standard, rendono per molti aspetti poco piacevole la lettura. Sono portata a credere che l'autrice avesse in testa un ben preciso modello di stile narrativo nel momento in cui si è accinta a scrivere il romanzo. Un modello alto, decisamente alto, ovvero l'Ulisse di Joyce. Sono portata a effettuare tale affermazione in quanto l'Ulisse viene citato all'interno del romanzo, quasi come una dichiarazione di intenti.
Ma non siamo tutti Joyce e non possiamo tutti permetterci di scrivere come lui. Così questo libro è si interessante e per alcuni versi anche divertente, ma non mi ha convinta del tutto, probabilmente non mi è piaciuto proprio questo tentativo di voler necessariamente alleggerire e sdrammatizzare il tema.
E cosi avrei preferito uno stile tradizionale o in ogni caso più semplice, non tanto per accentuare la drammaticità dell'argomento e della storia ma semplicemente per non farne una caricatura e banalmente mostrare i fatti come sono, a volte brutali e incomprensibili. Ma i miei sono gusti e pareri del tutto personali, consiglio in ogni caso la lettura.

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