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Nostalgia
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Nevo, Eshkol <1971->

Nostalgia

Milano : Mondadori, 2007

Abstract: Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme e Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, decidono per convenienza di spostamenti di trasferirsi in un villaggio a metà strada tra le due città. Castel - questo è il nome del villaggio - è un'ex enclave araba abbandonata nel 1948 e da allora divenuta dimora di una comunità ebraica proveniente dal Kurdistan. I due ragazzi sviluppano da subito un rapporto di caldo vicinato con i padroni di casa, gli Zakian e con una famiglia che vive nei dintorni, segnata dalla tragedia della morte di uno dei figli, ucciso in Libano e il cui secondogenito stringerà un'amicizia fraterna con Amir. Questo intreccio di sentimenti e drammi privati si complicherà quando un operaio palestinese di nome Saddiq che sta svolgendo dei lavori nei paraggi riconoscerà nella casa dove abitano Noa e Amir l'abitazione da cui la propria famiglia era stata scacciata all'arrivo dei coloni ebrei. Di quella casa Saddiq possiede ancora la chiave, e si fa forte in lui, giorno dopo giorno, il desiderio di entrare furtivamente nell'appartamento della sua infanzia. Il giorno in cui cede alla tentazione, ritrovando tra l'altro un gioiello che sua madre aveva nascosto dietro a un mattone, verrà arrestato come sospetto terrorista. Intanto, sulle esistenze di Noa, Amir e degli altri abitanti del quartiere, si stende il velo nero di una tragedia collettiva: è il 4 novembre del 1995 e Yitzak Rabin, capo del governo, viene assassinato...

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Luisa Radici
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Nostalgia è un romanzo corale. Sullo sfondo di una piccola cittadina a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv, in un labirintico aglomerato di appartamenti, si snodano le avventure e le vicende di differenti personaggi.
La narrazione scivola piacevole e rapida. Continui cambi di focalizzatore, chiave per uno stile vivace e movimentato, permettono di conoscere i differenti pensieri e sentimenti di ciascun protagonista.
Ognuno è portatore di una storia personale fatta di piccole sofferenze o grandi perdite.
Coppie che litigano, madri che hanno perso il figlio, bambini che di fronte allo sconforto dei genitori non sanno che fare, studenti affaccendati e amanti stanchi. Il fascino di questo romanzo ai miei occhi risiede proprio in questo,nel presentare una manciata di umanità sullo scenario di grandi cambiamenti politici. Una manciata di umanità che viene investita dagli eventi. Ma soprattutto un'umanità stanca e nostalgica fatta di individui che sono isole che pur entrando a contatto tra di loro, comunicano di una comunicazione sorda e vuota. Si condivide la stessa abitazione, si è vicini, si è marito e moglie, si è genitori e figli ma alla fine non ci si conosce veramente e nessuno conosce veramente se stesso.
All'interno del romanzo si rivela una piccola grande verità: è così difficile comunicare, e spesso lo è perchè non siamo in grado di comunicare con noi stessi, non sappiamo quali sono i nostri desideri, ci vergognamo, ci nascondiamo tra le pareti domestiche. Eppure sarebbe così semplice, così facile compiere delle scelte per essere felici e avvicinarci agli altri. La conclusione del romanzo è proprio questo speranzoso messaggio.
Dopo tante pagine colme di solitudine e ansie si invita il lettore a innamorarsi della vita, partendo dagli altri e dalle piccole cose. "Voglio farmi emozionare dalle piccole cose. Camminare scalzi sulla spiaggia. Mangiare il cono gelato. Doccia fredda d'estate. Graffiti colorati su un muro laido. Una musica che non conosco. Anche solo farsi la barba. Farsi la barba dopo molto tempo e passare la mano sulla guancia liscia. Voglio emozionarmi per queste cose qui. Non lasciare che passino così."
Io non le lascerò passare e tu?

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