Vedi tutti

Gli ultimi messaggi del Forum

Luce d'estate ed è subito notte - Jon Kalman Stefansson

RECENSIONE CUORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”

“Per quale motivo leggiamo e discutiamo; si può rispondere a domande del genere? Forse no, abbiamo un compito, a parte voltare pagine, sederci in cerchio, scambiarci aggettivi e così via?” (semicit.)

Iperboreo manifesto della casa editrice specializzata in scrittori e scrittrici nordici, l’esordio narrativo di Jón Kalman Stefánsson è coerente nella sua dualità: nel freddo asciutto, scottanti contatti; nella cieca serenità, lampi di tristezza; nella chiara semplicità, complessità oscure.
“Luce d’estate ed è subito notte” ha uno stile descrittivo e poetico che ha disorientato molti di noi, con frasi molto pulite e meno baroccheggianti rispetto a quelle delle nostra lingua. Alcuni partecipanti l’hanno trovato piacevolmente discordante; altri, dopo essere stati inizialmente infastiditi, sono rimasti colpiti dall’amore per i personaggi; altri ancora, invece, non sono stati presi dalla lettura, o al contrario sono stati intrigati dalla discussione e lo leggeranno.

“Continuiamo ad aggiungere nuovi incontri, ci resta difficile metterci un punto, ma forse è anche perché chi analizza la lettura ha la tendenza ad andare per le lunghe – tutto quello che facciamo è in un modo o nell’altro una lotta contro l’omogeneità.” (semicit.)

Stefánsson ci ha mostrato la vita davvero com’è: irrefrenabile mentre scorre, mentre noi invano cerchiamo di afferrarla, stringerla, trattenerla con le mani il più possibile, ma lei è già andata avanti, al secondo, al minuto, all’ora successiva. Siamo eterni insoddisfatti come alcuni dei personaggi che non hanno convinto particolarmente qualche partecipante. Abbiamo il potere solo sulle pagine che giriamo, sulle parole su cui ci soffermiamo, e però non è già tanto? L’opportunità di poter perdersi in discussioni, riflessioni e digressioni partendo da poche sillabe affiancate tra loro, da poche azioni quotidiane che si susseguono una dietro l’altra, numerose e varie, persino in una piccola comunità. Quante cose succedono, infatti, in un piccolo paesino dell’Islanda: Stefánsson declina l’umana variabilità in un insieme di episodi intrecciati tra loro. Un bel concentrato che arriva all’anima dei lettori per la sua universalità e per la sua esistenzialità amplificata. E tutto ciò nonostante la vita in Islanda sembri comunque lontana e atipica rispetto alla nostra, una distanza dovuta pure alla geografia che per qualcuna è ricaduta sul libro. Una geografia e una morfologia che, però, forniscono conforto ai loro abitanti che si affidano molto alla natura, soprattutto al mare.

“Tre sono le cose che facciamo – respirare, leggere e discutere insieme. Può volerci un po’ per arrivare in fondo a un incontro o a una recensione, ma va bene così, perché i messaggi importanti, quelli che contengono qualche verità, un nocciolo di essenza, belli nella loro disperazione, non possono essere consegnati in un modo che consenta di riceverli direttamente senza condividerli.” (semicit.)

La ricchezza di “Luce d’estate ed è subito notte” non è solo data dalla varietà delle storie, bensì anche dal sottotesto che lettori più attenti possono cogliere, dalle intelligenti proiezioni della realtà politica e sociale dei giorni nostri. Non mancano le forti critiche sociali al mondo occidentale e in particolare agli Stati Uniti, o all’importanza che diamo a cose o luoghi futili rispetto ad altri, come la provocazione delle palestre come nuove chiese o quella sugli eroi del nostro tempo (ahimè, gli influencer?). Stefánsson toglie tutti gli orpelli e arriva dritto all’essenza. In questa sua opera come in molte altre, la peculiarità, il tratto distintivo di questo scrittore islandese è che i suoi lettori si trovano volontariamente a rallentare, trattenuti, non obbligati, ma dolcemente invitati ad assaporare e ricercare un senso, un messaggio; a sondare l’insondabile in una ricerca infinita verso ciò che conta veramente. In questo romanzo paesano, infatti, la vicenda di ogni personaggio è solo uno stratagemma, a partire dalla figura dell’Astronomo. Ognuno di loro cerca sé stesso in un proprio percorso, e Stefánsson è abile, cortese e delicato a non dare mai giudizi, illuminando soltanto i passi e i bivi decisivi.

“Che questi incontri di dialoghi e confronti nella nostra biblioteca siano una sorta di risposta a quella domanda, e al senso d’incertezza che ne deriva? [...] La condivisione stessa è lo scopo, il risultato ce ne priverebbe.” (semicit.)

E qual è il nostro, come gruppo di lettura, di percorso? Con le sue filosofie, “Luce d’estate ed è subito notte” ci ha mostrato che, anche se il buio è prevalente, alcuni sprazzi di luce prima o poi arrivano, come l’apertura del ristorante di Elisabet o l’evoluzione di Benedikt. A noi non resta quindi che evidenziarli, accenderli ancora di più, questi sprazzi, indicandoli a chi di noi li ha solo intravisti, prestando ognuno i propri occhi agli altri compagni, alternandoci nella guida e passandoci il testimone, per arrivare a co-costruire nuove interpretazioni corali, anzi, cuorali, e chissene se l’etimologia stavolta non è dalla nostra parte.

“Nei nostri incontri conservo l’oro.” (semicit.)

Quando il caffè è pronto - Toshikazu Kawaguchi

E' un libro TRA: da leggersi tra un bel libro e quello successivo.
Piacevole, come i precedenti, con la cornice di boccaccesca memoria; ma meno profondo.
E troppe volte sono ripetute le stesse regole e la descrizione degli stessi personaggi: al quinto libro, non serrve ripeterle in ognuno dei 4 racconti che lo compongono. A meno che non si abbia altro da scrivere...

Lo scudiero del conte di Cemmo - Osvaldo Agostani

È il 1438 e la Serenissima Repubblica di San Marco ha esteso il suo controllo, a partire dalla battaglia di Maclodio del 1428, sulla Valcamonica, territorio strategico per la sua posizione geografica e per la lavorazione millenaria del ferro, estratto dalle numerose miniere qui presenti, e impiegato nella produzione di armi. Ma su questa valle ha ovviamente messo gli occhi anche Filippo Maria Visconti, l’ultimo duca di Milano della dinastia viscontea, che a più riprese cercherà di recuperare quest’area così ricca.

Questo il contesto che fa da sfondo a “Lo scudiero del conte di Cemmo” di Osvaldo Agostani, un romanzo storico che intreccia ciò che ritroviamo sui libri con le avventure ‘cavalleresche’ del vero protagonista, Francesco Agosti, personaggio di finzione e uomo di fiducia del conte di Cemmo e Cimbergo.

Edito dallo storico editore milanese Meravigli, realtà molto attiva nella pubblicazione e nella promozione di libri legati alla storia di Milano, il romanzo di Osvaldo Agostani è un romanzo godibile capace di bilanciare storia e fiction, avventura e storie d’amore, appassionando e insegnando anche qualcosa.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/lo-scudiero-del-conte-di-cemmo/

Radical? Shit! - Diego Perucci, Sandro Fracasso

Gaetano Filindi è un uomo solo la cui esistenza scorre monotona, senza emozioni evidenti. Gestisce svogliatamente un robivecchi, ripetendo ogni giorno le stesse identiche azioni insensibile a tutto ciò che gli avviene attorno, fino all’ingresso in scena di un plico di lettere apparentemente insignificanti ma misteriose. Dal contenuto di questo carteggio nasce un piccolo romanzo “arrogante” e intrigante: una sequenza di episodi singolarmente insignificanti, una “cronistoria di falliti”, un “inno alla provincia in ombra, alla solitudine cercata e mal tollerata”.

“Radical? Shit!”, di Diego Perucci e Sandro Fracasso, è un romanzo “novecentesco” ma anche innovativo, ambientato tra il secolo scorso e il presente in provincia (in particolare tra Siena e Brescia), capace di giocare con gli stili per scavare nella psicologia di un uomo qualunque e nel suo smarrimento.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/radical-shit-una-cronistoria-di-falliti/

La cagna - Mattia Cuelli

Un romanzo che è un pugno allo stomaco per il tema trattato, per la rabbia di cui sono intrise le pagine che il lettore si trova a dover affrontare, per un titolo offensivo ma necessario. Un romanzo dove la protagonista, l’appuntato Andrea Negri, non è solo una donna distrutta da una brutale violenza subita, ma è anche, e forse soprattutto, la rappresentazione della voglia di riscatto e di rivalsa che cova dentro ogni donna e che assume, in quest’opera di finzione, la forma più estrema e cruda: quella della vendetta.

Mattia Cuelli, autore lenese residente a Montichiari, classe 1976, nella sua opera “La cagna” (Booktribu 2023, riedizione rivista e riadattata della stessa opera del 2017) porta al centro della scena l’istinto di una donna ferita, raccontandolo nella sua accezione più disturbante e dando voce – in un certo qual modo – alle pulsioni che possono albergare in chiunque si trovi nella condizione drammatica di sopravvivere a un’inaudita violenza. Costruendo e raccontando un universo violento, in cui una brutale violenza di genere innesca una crudele vendetta.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/la-cagna-mattia-cuelli/

Via Trieste, ovvero La voce del cortile - Ombretta Costanzo

L’Italia degli anni sessanta è un paese ricco di contraddizioni: da una parte il boom economico che per molti rappresentò un’occasione di benessere, la porta di accesso al consumismo e al godersi la vita; dall’altra famiglie che continuano a faticare ad arrivare a fine mese, con turni massacranti in fabbrica e figli che non hanno nulla (e nessuno) con cui giocare se non loro stessi.

Così la Brescia raccontata in “Via Trieste. Ovvero la voce del cortile”, l’ottimo romanzo di Ombretta Costanzo che ha per protagonista una bambina curiosa cresciuta nel dopoguerra e che racconta, con realismo magico, una città viva e attiva che ha il suo fulcro nei cortili e nei vicoli, come quelli che circondano il palazzo dove abita Nerina con la sua famiglia, pieni di ragazzini gioiosi, di corse in bicicletta, di nascondigli improvvisati e di fumetti letti di nascosto.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/via-trieste-voci-dai-cortili-ombretta-costanzo/

In quattro è una banda - Michele Picardi

«Non abbiamo nulla di cui scusarci. Non abbiamo nulla per cui sentirci in colpa. Per tre anni di silenzio, dieci anni di galera sono troppi. Non abbiamo nulla di cui pentirci, ma abbiamo perso.» (Michele Piccardi, “In quattro è una banda. Volevamo cambiare il mondo. E avevamo ragione”, p. 199)

Rodolfo il riflessivo, Sandro il chimico, Rocco il filosofo e Yuri la forza della natura. Quattro amici cresciuti in un industrioso comune lombardo della pianura padana, figli di operai e nipoti di ex resistenti: una banda. Compagni nei giochi al pallone così come nella militanza politica a sinistra. Sempre alleati, anche negli intenti estremisti che nei loro vent’anni li hanno portati a eseguire prima un sequestro e poi la rapina di autofinanziamento che ha procurato loro l’arresto e una lunga detenzione. Quattro amici che volevano cambiare il mondo e che si ritrovano dopo anni, segnati dall’esperienza della galera, in un mondo che è andato avanti ed è mutato senza di loro.

Sono i protagonisti di “In quattro è una banda. Volevamo cambiare il mondo. E avevamo ragione”, romanzo d’esordio del bresciano Michele Piccardi, classe 1962. Pubblicato da Red Star Press nel 2023, il libro racchiude la storia di un’amicizia che dagli anni cinquanta arriva sino alla fine dei novanta, attraversando sconvolgimenti e cambiamenti epocali del nostro paese. Nel corso di una narrazione che si colora di tinte noir, i quattro protagonisti, ora quarantenni, si ritrovano a unirsi di nuovo per indagare sulla sparizione di una ragazza del loro ex collettivo e su una serie di delitti la cui scia di sangue sembra intersecare la vita di una loro vecchia conoscenza.

Tra suspense e inseguimenti, i quattro sono costretti a fronteggiare non solo il misterioso e inquietante colpevole, ma anche e soprattutto il proprio passato, con fantasmi in carne e ossa che si ripresentano senza bussare, presentando loro le conseguenze delle azioni compiute anni prima. Riannodare i rapporti e riprendere a cooperare significa tornare a specchiarsi gli uni negli altri, tornare a casa, se esiste davvero un luogo da poter chiamare così. Ed è capire se dal buio di quanto accaduto un fatidico giorno del 1979 una luce è sopravvissuta, quella di un ideale incorruttibile che ancora palpita nell’animo di ciascuno e che alimenta un legame antico e sempre nuovo in grado di sopravvivere al tempo, a ogni sorta di sbaglio e di sconfitta.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/michele-piccardi-in-quattro-e-una-banda/

Racconti bresciani - A.A. V.V.

Ecco, un libro gradevole dove storia e fantasia si prendono per mano. Si legge volentieri e spesso ci si sente protagonisti perché i racconti ci riguardano tutti. E poi che differenza c’è fra realtà e fantasia? A volte nessuna, perché la vita è un sogno. E poi, per tirarmela un poco, dirò che uno dei racconti l’ho scritto io.

Storia con cane - Lars Gustafsson

Stokkolma solo andata.

Ricordo che alla fine degli anni '70 entrai in una caffetteria di Stoccolma. Rimasi stupito per il fatto che nel locale, pur essendo abbastanza affollato, non si sentiva volare una mosca. Non è che la gente stesse in silenzio, ma semplicemente bisbigliava. Senza gesticolare e senza sbraitare parlavano delle loro cose, fossero fatti quotidiani o questioni trascendentali. Questo episodio mi torna in mente quando leggo il buon Gustafsson, perchè ha la capacità di affrontare qualsiasi argomento, sia esso la morte, Dio o la sofferenza, senza mai alzare la voce, con autentica nonchalance. Lasciandoci in questo soffuso silenzio con il desiderio di riflettere.

I giorni della notte - Silvina Ocampo

A cosa serve amare? A niente.

Cos'è che rende indimenticabile un racconto e me lo fa preferire a un romanzo? Sicuramente la brevità, ma anche la capacità di descrivere la vita o la morte di un personaggio in un paio di pagine. Pagine dense: alto peso specifico , elevato numero atomico. E il tutto avviene senza spreco di particolari o ingredienti inutili. Silvina Ocampo, terranea creatura dall'inconfondibile verve latino americana ne fu maestra, riuscendo a risolvere problemi mondani apparentemente irrisolti o irrisolvibili. Di lei ammiro la bellezza e la facilità con cui sa dar voce a argomenti e personaggi non banali. Esagero se la considero un Borges al femminile?

La luce naturale - Marco Archetti

Quando viene colpita da un ictus che la costringe in stato vegetativo, Elvira si trova a Eraclea, località balneare sul golfo di Venezia, nell’hotel dove ogni agosto trascorre le vacanze in compagnia della figlia Tiziana. È quest’ultima a decidere di non portare la madre in ospedale ma di assisterla lì, in una stanza d’albergo, mentre i fratelli Flavio e Gabriele, informati dell’accaduto, si apprestano a raggiungerla. Inizia così il confronto a più voci al centro de “La luce naturale”, il nuovo romanzo di Marco Archetti, autore bresciano tra i più prolifici e originali, docente alla Scuola Holden di Torino e consulente artistico del Centro Teatrale Bresciano.

Tiziana, Flavio e Gabriele sono tre figure agli antipodi. L’incontro a Eraclea in un momento così drammatico porta a galla il malessere che cova da tempo in ciascuno di loro. Come per la madre morente, anche le loro esistenze sembrano sul punto di precipitare nel nulla. Il presagio del lutto non li avvicina ma, al contrario, alimenta egoismi, rivalità e piccole miserie, in un crescendo di tensione scandito da un macabro e inconfessabile conto alla rovescia.

Con uno stile preciso e tagliente, Archetti scava a fondo nella psicologia dei personaggi, cogliendoli nei loro picchi di egocentrismo, dolore e meschinità. I punti di vista si avvicendano tra monologhi interiori e dialoghi serrati che avvicinano il romanzo a una pièce teatrale. L’autore modula con sapienza i registri, alternando l’ironia al grottesco, i toni dolenti a quelli più caustici. Il risultato è un’opera che getta uno sguardo sincero e quindi spietato sulle relazioni umane e su quell’abisso che a volte chiamiamo famiglia.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/la-luce-naturale-marco-archetti/

R: La ragazza del convenience store - Murata Sayaka

Mi sono imbattuta per caso in questo libro, incuriosita dal suo abstract, trovandoci in realtà altro rispetto a quanto proposto, in senso positivo. La protagonista Keiko, con la sua difficoltà a relazionarsi con il mondo, con il suo ricordare solo i capi "pari" (il secondo, il quarto, il sesto, l'ottavo), il suo sentire la "musica" del konbini e il trovare la tranquillità nella ripetitività mi ha portato a pensare ad una persona autistica più che ad una persona semplicemente strana...
A contorno uno squarcio rivelatore sulla società giapponese, dal micromondo contenuto nei konbini, alle diverse tipologie di abitazioni rispetto alla posizione sociale raggiunta dagli occupanti, dalle regole sociali ai comportamenti che ne derivano, in pubblico e in privato.
Un libro da leggere lentamente, facendo attenzione ai particolari.