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Padrone e servitore - Lev Tolstoj ... [et al.]

"Padrone e servitore" è un racconto che parte in un modo ma poi, verso metà, subisce un cambio di ruoli inaspettato, inserendo nella narrazione un’umanità più profonda. Non si tratta più soltanto di classi sociali e di rapporti di potere, ma della comune fragilità delle persone e di ciò che emerge quando si trovano in difficoltà. Tolstoj riesce così a ribaltare le aspettative del lettore, mostrando che dietro le etichette di “padrone” e “servitore” c’è anche ben altro, ossia individui complessi capaci anche di stupire per le scelte che compiono.

Un ruolo fondamentale, poi, è affidato alla natura. La tempesta di neve che sorprende Vasilij e Nikita è affascinante nelle descrizioni del paesaggio in cui si manifesta, ma diventa anche spaventosa per le conseguenze che scatena. Non fa da semplice sfondo al loro viaggio: è una presenza più grande, quasi dominante, che mette a nudo i personaggi e li costringe a confrontarsi con sé stessi, senza nessun appiglio se non la propria forza interiore. In questo scenario anche il cavallo Baio assume un peso particolare, come se fosse un terzo personaggio: silenzioso, ma essenziale, parte integrante della tensione e della sopravvivenza.

Attraverso questa vicenda Tolstoj torna a temi che gli sono profondamente cari - l’umanità, la fede, la religione - già al centro anche di altri suoi testi, come "La morte di Ivan Il’ič" e "Padre Sergio", mostrando come la possibilità di redenzione e di amore per il prossimo possa emergere proprio dove meno ce lo aspetteremmo.

R: Gli occhiali d'oro - Giorgio Bassani

RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"

"Gli occhiali d'oro" è un romanzo profondamente TRISTE, ambientato nei tempi bui delle leggi razziali e della progressiva esclusione di chi viene percepito come “diverso”. Bassani affronta con straordinaria sensibilità il tema dell’omosessualità attraverso la figura del dottor Fadigati, mostrando come la sua condizione diventi un problema solo nel momento in cui viene resa pubblica. Accanto a lui si muove il giovane narratore proveniente da una famiglia ebrea, che osserva con grande umanità ciò che accade e si distingue dalla superficialità e dalla crudeltà di molti altri personaggi che compaiono nella narrazione. Proprio per questo il romanzo appare ancora oggi estremamente attuale: perché la società sembra accettare certe differenze finché rimangono nascoste, mentre tende a emarginarle quando vengono alla luce.

La vicenda assume toni TRAGICI perché racconta il destino di due persone accomunate dall’isolamento, e allo stesso tempo racconta le vicende in maniera davvero SENSIBILE. "Gli occhiali d'oro" è anche una STORIA DI CONNESSIONI: la vicinanza tra i due protagonisti nasce proprio dal riconoscimento di una comune condizione di esclusione. Tra il narratore e Fadigati nasce un’intesa silenziosa, fatta di comprensione reciproca più che di parole. L’atmosfera è costantemente attraversata da un senso di pericolo e repressione che accompagna il lettore fino a un finale tanto doloroso quanto già scritto sin dalle prime pagine. Il romanzo è COMPLESSO per la ricchezza delle tematiche affrontate e per i numerosi spunti di riflessione che offre. Al centro vi è la SOLITUDINE di chi è costretto a nascondere il proprio io, sia esso legato all’omosessualità o all’ebraismo.

La scrittura di Bassani è SUSSURRATA: i fatti non vengono mai gridati, ma raccontati con un tono sommesso, quasi come fossero pettegolezzi che attraversano la città di Ferrara. Questa scelta rende la narrazione particolarmente intimista e coinvolgente, facendo sentire il lettore partecipe delle vicende e delle emozioni dei personaggi. Molti hanno sottolineato il carattere ATTUALE e profondamente UMANO dell’opera. La prosa è pacata, elegante e mai aggressiva; affronta temi difficili con rispetto e delicatezza. Allo stesso tempo incombe fin dalle prime pagine la sensazione che la storia sia destinata a una conclusione dolorosa: un’atmosfera INCOMBENTE che accompagna costantemente la lettura.

Bassani dimostra una straordinaria capacità evocativa: riesce a far vedere ciò che scrive, costruendo scene e ambienti di grande forza visiva. Le descrizioni della Ferrara degli anni Trenta e della spiaggia della riviera romagnola sono particolarmente efficaci e contribuiscono a creare un mondo vivo e molto credibile (non a caso il suo realismo è stato apprezzato e commentato anche da Pier Paolo Pasolini). La città diventa lo specchio di una società che osserva, giudica e spesso condanna, mentre alcune scene - come quelle che vedono gli studenti approfittarsi di Fadigati - richiamano chiaramente le dinamiche del branco che si sentono e vedono tutto’oggi. Un altro elemento centrale è la SOFFERENZA SILENZIOSA che accomuna il narratore e Fadigati, quest’ultimo segnato da un’incomprensione che si rivede anche nella sua tragica fine, raccontata in modo essenziale, quasi a sottolineare quanto sia stato ignorato ed emarginato per tutta la storia.

La lettura risulta DOLOROSA perché accompagna il protagonista nella progressiva comprensione della realtà e dei meccanismi di esclusione che regolano il mondo attorno a lui. È anche una lettura DELICATA, sia nella scrittura sia nel modo in cui vengono affrontati temi tanto complessi quanto universali. Per qualcuno, però, il romanzo è apparso poco convincente per la mancanza di elementi realmente nuovi rispetto a opere come "La morte a Venezia" di Thomas Mann; tuttavia la forza della narrazione e il contesto storico in cui si colloca conferiscono alla storia comunque una profondità innegabile.

L’opera appare sorprendentemente MODERNA: la storia è raccontata con grande fluidità, senza risultare mai banale, e lascia emergere la vasta cultura dell’autore. Il giudizio finale del gruppo al libro è profondamente AMARO. Il romanzo lascia nel lettore un senso di impotenza perché mostra come il pregiudizio e l’emarginazione possano distruggere una persona. Eppure è anche una lettura AUREA, preziosa come gli occhiali del titolo, simbolo ambiguo di ciò che si desidera mostrare e di ciò che si è costretti a nascondere. Per alcuni partecipanti si tratta addirittura di un’opera superiore a "Il giardino dei Finzi-Contini", capace di raccontare con lucidità il cortocircuito della storia e forme di discriminazione che, purtroppo, continuano a manifestarsi ancora oggi. Il messaggio che "Gli occhiali d'oro" lascia è chiaro: superare i pregiudizi e guardare oltre le differenze, per riconoscere nell’altro una possibilità di crescita e di conoscenza.

Qui trovate i riferimenti extra testuali emersi durante la discussione:
- "La morte a Venezia", novella di Thomas Mann pubblicata nel 1912
- "Il giardino dei Finzi-Contini", romanzo del 1962 sempre di Giorgio Bassani
- Il film de "Gli occhiali d'oro" presente su YouTube (https://youtu.be/B7KFcJWYCKE?si=j5fHhcS1L8rBUehW)

La cena delle anime - Maria Laura Berlinguer

Libro capace di coinvolgere fin dalle prime pagine, grazie all'alternanza tra passato e presente; molti interessanti riferimenti archeologici e della tradizione sarda. Durante l'intreccio delle storie i personaggi emergono sempre più vividi e si delineano caratterialmente, dando ricchezza al racconto. Bellissimo!

La scatola delle lacrime - Han Kang

Una piccola favola sul valore delle lacrime e sull’importanza dei sentimenti: così descriverei questo libricino di Han Kang.

"La scatola delle lacrime" è una lettura che ci ricorda che piangere non è qualcosa da correggere o nascondere. A volte le lacrime sono semplicemente il modo più sincero che abbiamo per dire che qualcosa conta davvero per noi, e per questo merita di essere sentito fino in fondo.

Ad accompagnare il testo ci sono disegni bellissimi, capaci di amplificare la delicatezza e la poesia del racconto, come una presenza discreta che cammina accanto alle parole. Si legge in poco tempo, ma lascia un solco interiore che rimane dentro ben oltre l’ultima pagina.

Casa dolce casa - Nedra Tyre

"Casa dolce casa" di Nedra Tyre è un racconto che lascia addosso un profondo senso di disagio e impotenza. Tutto è costruito su una tensione che cresce lentamente fino a trasformare una situazione apparentemente ordinaria in un vero incubo psicologico. E quella che nasce come una semplice “ospitalità” - una donna in visita presso la casa di un’altra donna - si trasforma in una inevitabile condanna: un legame morboso, sempre più invasivo, da cui non è più possibile liberarsi.

La storia solleva una domanda inquietante: cosa accadrebbe se qualcuno occupasse la nostra casa e non volesse più andarsene? E se, anziché limitarsi a condividere uno spazio, iniziasse a insinuarsi nelle nostre abitudini, nei nostri ritmi, nei piccoli gesti che definiscono la nostra identità? È proprio ciò che accade tra la signorina Allison e la signorina Withers. Quest’ultima si presenta fin da subito come un corpo estraneo, un’intrusa che si inserisce progressivamente nella vita dell’altra fino a rendere sempre più labili i confini tra ospite e padrona di casa. Un aspetto reso ancora più significativo dalla scelta di chiamare l’occupatrice fin da subito per cognome, come se la narrazione stessa volesse sottolinearne la distanza, rimarcandone l’alterità e la natura perturbante.

Anche la letteratura, soprattutto i romanzi gialli, hanno un certo ruolo e accompagnano la vicenda come una sorta di presagio. Le fantasie di delitto e i piani elaborati dalla protagonista finiscono, però, per ritorcersi contro di lei: l’omicidio immaginato (e sperato) non si realizza nel modo previsto, ma si trasforma in una lenta distruzione interiore. A essere uccisa è la sua stessa serenità, divorata dall’ossessione e dall’incapacità di spezzare quel rapporto tossico ormai diventato parte integrante della sua vita.

In questo contesto il quadro di Matisse - tanto amato dalla signorina Allison - assume una forte valenza simbolica. Per certi versi stabilisce una connessione con il ritratto che Dorian Gray nasconde in soffitta: non perché registri il trascorrere del tempo, ma perché diventa il segno tangibile della degenerazione che avanza. Come se l’opera d’arte fosse l’unico elemento capace di rendere visibile la trasformazione di una realtà sempre più deformata e surreale.

Alla fine resta soprattutto questa sensazione: la casa non è più un rifugio, ma uno spazio che, da una parte, assorbe e consuma chi lo abita e, dall’altra, fortifica chi riesce a dominarlo. La domanda che il racconto lascia al lettore è tanto semplice quanto inquietante: cosa succede al nostro essere quando una persona finisce per occupare non solo le nostre stanze, ma anche la nostra mente?

Gli occhiali d'oro - Giorgio Bassani

"Gli occhiali d’oro" è un racconto che colpisce perché intreccia, con apparente lucidità e con un tono misurato, una rete di “connessioni” che continuano a risuonare anche fuori dal tempo in cui è ambientato. La vicenda di Fadigati e dell’io narrante non è solo una storia individuale: è un punto di contatto tra presente e passato, tra la vita privata e la Storia, tra ciò che si pensa non possa accadere e ciò che, lentamente, finisce per succedere davvero.

Bassani mette in scena due esclusioni diverse che finiscono per riflettersi l’una nell’altra: quella dell’io narrante, ebreo, e quella di Fadigati, otorinolaringoiatra omosessuale. Tra loro non nasce un’amicizia piena e dichiarata, ma una forma di empatia trattenuta, fatta perlopiù di parole e riconoscimenti indiretti che però rendono la loro esperienza di emarginazione qualcosa di condiviso.

Uno degli aspetti più potenti del testo è la sua capacità di parlare della discriminazione senza trasformarla in qualcosa di urlato, lasciando invece che emerga nei gesti, nelle allusioni, nel peso sociale che si chiude attorno ai personaggi stessi. Sullo sfondo, c’è una Storia che avanza come una minaccia che molti credono impossibile: le leggi razziali “non arriveranno mai”, si dice, ma il lettore sa già come andrà a finire, senza poter far nulla per evitarlo. E questa sensazione fa tanto male proprio perché somiglia a certe negazioni contemporanee, a quei momenti in cui si minimizza ciò che sta accadendo finché non diventa irreversibile.

Il finale è triste e inevitabile perché Bassani sembra prepararlo con un’unica, insistente materia: l’acqua. La pioggia del fine settimana («Piovve tutto sabato e tutta domenica») non è solo un dettaglio atmosferico, ma un rumore di fondo che accompagna e amplifica l’inquietudine dell’io narrante, come se qualcosa stesse maturando nell’ombra. Quando arriva la notizia della morte di Fadigati - annegato nel fiume - quell’acqua che per due giorni era scesa dal cielo si compie nel modo più crudele, trasformandosi in destino. A posteriori, la pioggia assume così il valore di un presagio e il finale si chiude con una coerenza molto pessimistica: ciò che il contesto aveva già insinuato, la società lo aveva in fondo già deciso.

Pur con una scrittura che può sembrare razionale e fredda, qui Bassani riesce a essere profondamente commovente: perché non forza l’emozione, ma la lascia crescere nello spazio che lasciano le persone e le fratture sociali. Ne esce un racconto breve ma potente, capace di collegare letteratura, storia e vita vissuta, e di far vedere come certi meccanismi di esclusione, ancora oggi, siano - purtroppo - ancora dolorosamente attuali.

Lungo la strada, una casa abbandonata - Alessandro Braga

Un lungo racconto ambientato nel cuore della periferia contemporanea di Brescia, capace di evocare con particolare efficacia un forte legame con il suo territorio. È “Lungo la strada, una casa abbandonata” (Marco Serra Tarantola, 2025), l’esordio letterario di Alessandro Braga, veterinario di formazione che lavora nel campo farmaceutico occupandosi anche di scrittura scientifica.

Tutto ruota attorno a una dimora completamente abbandonata, attentamente osservata da un corridore durante le sue quotidiane sessioni di allenamento, accompagnato solo dalle sue playlist in cuffia. Una casa ormai vuota e in rovina, ma comunque vissuta da un magnifico gatto dal pelo rosso e da una “gattara”, che svelerà la storia della famiglia che un tempo vi abitava rappresentando una sorte di custode delle tracce di una vita passata.

Alessandro Braga – nato, cresciuto e ancora residente a San Polo – offre alle lettrici e ai lettori un romanzo poetico e malinconico, immerso nel contesto rurale di una Brescia dei tempi nostri. Un esordio letterario che ha poco il sapore del debutto, evidenziando al contrario una voce già solida e consapevole dei propri mezzi.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/lungo-la-strada-alessandro-braga/

Non volare via- autrice Sara Rattaro

Una storia che va dritta al cuore, una storia che parla e coinvolge la vita di tutti gli esseri umani. Un bel romanzo avente ad oggetto le prove, le sfide a cui il sentimento dell'amore ci mette "a dura prova", ogni giorno.
Un libro avvincente e da leggere "tutto d'un fiato".

Di nome faceva Arturo - Remo Rapino

Istigata da un post di Simone Cristicchi, e supportata dalla mia fantastica Biblioteca di Ospitaletto, ho fortemente voluto questo libro.
Che, aimè, mi ha deliusa: forse per le troppe aspettative, o forse per la troppa lentezza d'atmosfera...

Il brigadiere del Carmine e la Mille miglia - Enrico Mirani

La Mille Miglia non ha bisogno di presentazioni. È una gara che richiama appassionati e no, personaggi famosi e semplici curiosi, amanti della velocità e ambientalisti sul piede di guerra. Auto lucide, tirate a nuovo, provenienti dai più grandi e famosi garage privati, che si fanno sentire non solo per il rombo del motore ma anche, forse soprattutto, per il nome della scuderia a cui appartengono.

Uniamo ora questa magnificenza sportiva al nostro brigadiere di fiducia, quel Setti che ormai conosciamo come le nostre tasche: avremo così la trama appassionata del decimo capitolo della saga nata dalla fantasia e dalla penna del giornalista bresciano Enrico Mirani (LiberEdizioni 2026).

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/brigadiere-del-carmine-freccia-rossa/