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Timira - Wu Ming 2 e Antar Mohamed
L'idea di base e' molto interessante: raccontare la vita di una cittadina italiana nata in Somalia, cresciuta in Italia, che ha scelto di tornare a vivere in Somalia e che e' poi stata evacuata durante il conflitto. E' uno sguardo diverso sugli Italiani "brava gente" e fa sempre bene guardare in faccia gli stereotipi. Ho trovato, pero' poco valida da un punto di vista narrativo la parte che racconta la vita di Isabella/Timira dalla nascita al ritorno in Somalia e alla sua scelta di vivere li: mi e' sembrata una narrazione un po' da "la nostra bella eroina che tutti amano e desiderano attraversa tutte le vicessitudini che il destino le presenta in modo brillante", un racconto un po' da romanzo rosa. Piu' autentico, invece, il racconto dalla fuga da Mogadiscio alle peripezie per trovare un alloggio dove vivere, allo scontro con la burocrazia, alla ricerca di una propria identita', per l'ennesima volta, agli scontri con il figlio.
مُستخدِم 66236 - 2 days ago
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La lunga ombra - Celia Fremlin
Sulla scia di Shirley Jackson, un testo in cui il mistero cresce silenzioso e a piccoli passi, pagina dopo pagina. Tra la metà e la fine forse si dilunga un po’ troppo, confondendo leggermente le acque (che sia uno stratagemma ad hoc?), per svelarsi poi con un guizzo nelle ultime pagine. Godibile.
مُستخدِم 66236 - 25 days ago
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Sharon e mia suocera - Suad Amiry
Il primo testo scritto da Suad Amiry è più un memoir del periodo dei vari coprifuoco imposti da Israele su Ramallah, a cui si aggiunge la coabitazione con la suocera novantunenne. Una serie di frammenti che sarebbero ironici e divertenti, se non fosse che quanto raccontato non sono occasionali contrattempi che poi si risolvono lasciando solo il ricordo di una disavventura che fa sorridere, ma l’immane tragedia che dal 1948 un’intera popolazione sta subendo.
È un testo che dimostra che la vita va avanti e quanta forza sia capace di esprimere la creatura umana, ma anche quanta crudeltà e miseria possa generare.
مُستخدِم 66236 - 25 days ago
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Re: L'altra figlia - Annie Ernaux
All’inizio, lo ammetto, questo libro non mi ha conquistata e per diverse pagine ho faticato a lasciarmi coinvolgere. Poi, circa a metà, sono stata improvvisamente catturata da quella dinamica sottile e potentissima che Annie Ernaux costruisce attraverso i pronomi: quel tu, rivolto a Ginette — la sorella morta, mai conosciuta — e quel loro, rivolto invece ai genitori. Un gioco che scava negli affetti e nelle assenze: coloro che hanno condiviso la vita concreta dell’autrice, che le sono stati accanto ogni giorno, a un certo punto diventano loro, una presenza distante, quasi irraggiungibile; mentre la sorella mai incontrata, mai vissuta, diventa tu, presenza intima, vicinissima.
Ho letto queste pagine come un atto finale, nel senso più profondo del termine: il tentativo di portare finalmente alla luce un segreto di famiglia. Di quei segreti che, come spesso accade, non sono davvero nascosti — tutti ne conoscono il contorno, tutti ne percepiscono il peso — eppure restano sospesi in uno spazio dove nessuno osa nominare davvero le cose.
Qui, invece, Ernaux sembra compiere proprio quel gesto: dare un nome, dare una voce, e forse, finalmente, pronunciare anche la parola più difficile di tutte — fine.
مُستخدِم 66236 - 1 month ago
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Nella carne - David Szalay
Letto in lingua originale. Impossibile posarlo. La vita del protagonista, Istvan, si dipana dall’adolescenza fino alla vecchiaia senza che, in un certo senso, riesca mai davvero a governarla, a prenderla in mano: le cose, a Istvan, semplicemente accadono e lui, nel bene e nel male, continua ad andare avanti, snocciolando una sequenza di “Yeah!” che possono suonare come domande — “Yeah?” — oppure come affermazioni asciutte, quasi disarmanti — “Yeah!”.
È un romanzo costruito quasi interamente attraverso i dialoghi e, proprio per questo, sorprendentemente mai verboso. Di Istvan, in fondo, non arriviamo a sapere quasi nulla: non sappiamo davvero com’è fatto, cosa pensi, cosa desideri. Qualche frammento emerge soltanto attraverso le parole di chi gli ruota attorno, di chi lo incontra, ci interagisce. Eppure, nelle ultime pagine, quella scena davanti ai cuccioli di labrador sembra squarciare improvvisamente il silenzio, illuminando in poche righe tutto ciò che per l’intero romanzo era rimasto sotto traccia, raccontandoci di Istvan molto più di quanto avrebbero potuto fare pagine e pagine di introspezione. Credo che ciò che mi abbia colpita di più sia proprio questo: lo stile, certo, ma soprattutto la costruzione del personaggio, portata avanti con coerenza e sensibilità fino all’ultima pagina.
مُستخدِم 66236 - 1 month ago
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Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea - Suad Amiry
Avevo alte aspettative su questo testo e, soprattutto su Suad Amiry, l'autrice, ma devo dire che sono state disattese. Ho trovato la storia d'amore tra Subhi e Shams troppo melensa e la scrittura molto didattica. Le parti piu' belle sono, a mio parere, le parti in cui gli abitanti di Giaffa si interrogano sul destino della citta' dopo la fine del mandato inglese e la descrizione della Nakba che riesce a non cadere nel racconto dell'eccidio puro e semplice, ma dipinge un quadro in cui i vari personaggi vivono l'invasione e la presa della citta' da parted egli Ebrei e cercano di sopravvivere. Sempre con una vena ironica nella sciagura che e' la liena distintiva di Suad Amiry. La parte migliore e' il racconto di chi sono stati e com'e' la vita oggi degli ultraottantenni Subhi e Shams. Mi ripmotetto di leggere "Sharon e mia suocera" sempre della Amiry.
مُستخدِم 66236 - 1 month ago
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La stanza di Giovanni - James Baldwin
Il testo racconta la vita di David, giovane statunitense, a Parigi. In fuga dal senso di nulla della sua vita, David cerca a Parigi e poi nelle persone che gli si avvicinano, un senso.
Ma la sua ignavia lo incalzano e finira' per fare del male a tutte le persone a cui si avvicinera'.
Interessante la scelta per un autore nero di raccontare le vicende di un protagonista bianco e privilegiato e di scegliere, come controparte svantaggiata, un immigrato italiano a Parigi.
مُستخدِم 66236 - 2 months ago
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L'homme qui plantait des arbres - Jean Giono
Una piccola storia sulla caparbietà, la tenacia e la pazienza, e sul segno che può lasciare una sola vita. È un libro bello, da leggere a ogni età, capace di offrire ogni volta spunti diversi.
مُستخدِم 66236 - 2 months ago
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L'isola - Aldous Huxley
A metà tra un saggio e un romanzo, a tratti lo getteresti alle ortiche per quel tono didattico e un po’ saccente; altre volte, invece, vorresti che tutte e tutti lo leggessero e ne discutessero. Che si interrogassero, ad esempio, sul fatto che l’attività fisica dovrebbe davvero far parte del curriculum di studi e, poi, della vita; e se iniziare fin da piccole e piccoli a lavorare sulle proprie difficoltà e debolezze caratteriali possa contribuire a ridurre fenomeni più grandi e pericolosi.
Senza dimenticare l’enunciazione, fin dalle prime pagine, di due principi che dovrebbero essere alla base delle scelte di ogni Paese e guidarne la visione: la felicità e la libertà dei suoi abitanti.
Non sono d’accordo con chi sostiene che, alla fine, nel testo non succeda molto: il protagonista, Will Farnaby, passa dall’essere un giornalista cinico, pronto a vendersi per un po’ di denaro, a un uomo che sceglie cosa fare senza più lasciarsi guidare dal denaro. Mi sembra un cambiamento enorme. Se una persona può cambiare, allora anche il mondo può farlo.
مُستخدِم 66236 - 2 months ago
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Re: Piccole cose da nulla - Claire Keegan
Il libro e' brevissimo, ma denso di possibili riflessioni. Credo che la Keegan abbia scelto volutamente di lasciare il campo libero alle considerazioni personali che possono nascere dagli eventi che narra: una storia che ha radici nel passato di Bill, il protagonista, e nella vicenda della sua nascita, si estedne nel presente, per via della decisione che Bill prende, e poi nel futuro che non conosciamo, perche' Bill stesso non lo conosce e non sa cosa lo possa aspettare all'interno della sua famiglia, un "luogo" che conosce benissimo, che ha contribuito a creare, ma che alla fine e' anche altro da se'. Ci sono due osservazioni che mi hanno colpito per via di altri testi letti in contemporaneo o quasi: 1. l'osservazioen della moglie relativamente a quale sia il senso di pensare troppo, se non quello di causare dolore. E quindi, via all'operato perpetuo, senza un minuto di pausa; che sia la puliza della casa o la preparazione del dolce di Natale. Ironicamente, la stessa affermazione viene fatta in "Farenheit 451" di Bradbury relativamente ai libri e al pensare. 2. “Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci sia aiutava l'uno con l'altro.” Ho letto piu' o meno la stessa osservazione in "Quando sei felice, facci caso" di K. Vonnegut. Se non ricordo male, Vonnegut aveva chiesto al figlio quale fosse il senso della vita. Il figlio aveva prontamente risposto "Aiutarsi gli uni con gli altri". Devo ammettere che quella frase e' stata da allora un mio punto fermo. Ritrovarla qui, mi ha fatto molto piacere ee' valsa da rafforzo.
مُستخدِم 66236 - 2 months ago
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