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Nella carne
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Szalay, David <1974->

Nella carne

Adelphi, 2025

نبذة مختصرة: È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.

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Letto in lingua originale. Impossibile posarlo. La vita del protagonista, Istvan, si dipana dall’adolescenza fino alla vecchiaia senza che, in un certo senso, riesca mai davvero a governarla, a prenderla in mano: le cose, a Istvan, semplicemente accadono e lui, nel bene e nel male, continua ad andare avanti, snocciolando una sequenza di “Yeah!” che possono suonare come domande — “Yeah?” — oppure come affermazioni asciutte, quasi disarmanti — “Yeah!”.
È un romanzo costruito quasi interamente attraverso i dialoghi e, proprio per questo, sorprendentemente mai verboso. Di Istvan, in fondo, non arriviamo a sapere quasi nulla: non sappiamo davvero com’è fatto, cosa pensi, cosa desideri. Qualche frammento emerge soltanto attraverso le parole di chi gli ruota attorno, di chi lo incontra, ci interagisce. Eppure, nelle ultime pagine, quella scena davanti ai cuccioli di labrador sembra squarciare improvvisamente il silenzio, illuminando in poche righe tutto ciò che per l’intero romanzo era rimasto sotto traccia, raccontandoci di Istvan molto più di quanto avrebbero potuto fare pagine e pagine di introspezione. Credo che ciò che mi abbia colpita di più sia proprio questo: lo stile, certo, ma soprattutto la costruzione del personaggio, portata avanti con coerenza e sensibilità fino all’ultima pagina.

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