Avevo alte aspettative su questo testo e, soprattutto su Suad Amiry, l'autrice, ma devo dire che sono state disattese. Ho trovato la storia d'amore tra Subhi e Shams troppo melensa e la scrittura molto didattica. Le parti piu' belle sono, a mio parere, le parti in cui gli abitanti di Giaffa si interrogano sul destino della citta' dopo la fine del mandato inglese e la descrizione della Nakba che riesce a non cadere nel racconto dell'eccidio puro e semplice, ma dipinge un quadro in cui i vari personaggi vivono l'invasione e la presa della citta' da parted egli Ebrei e cercano di sopravvivere. Sempre con una vena ironica nella sciagura che e' la liena distintiva di Suad Amiry. La parte migliore e' il racconto di chi sono stati e com'e' la vita oggi degli ultraottantenni Subhi e Shams. Mi ripmotetto di leggere "Sharon e mia suocera" sempre della Amiry.