A metà tra un saggio e un romanzo, a tratti lo getteresti alle ortiche per quel tono didattico e un po’ saccente; altre volte, invece, vorresti che tutte e tutti lo leggessero e ne discutessero. Che si interrogassero, ad esempio, sul fatto che l’attività fisica dovrebbe davvero far parte del curriculum di studi e, poi, della vita; e se iniziare fin da piccole e piccoli a lavorare sulle proprie difficoltà e debolezze caratteriali possa contribuire a ridurre fenomeni più grandi e pericolosi.
Senza dimenticare l’enunciazione, fin dalle prime pagine, di due principi che dovrebbero essere alla base delle scelte di ogni Paese e guidarne la visione: la felicità e la libertà dei suoi abitanti.
Non sono d’accordo con chi sostiene che, alla fine, nel testo non succeda molto: il protagonista, Will Farnaby, passa dall’essere un giornalista cinico, pronto a vendersi per un po’ di denaro, a un uomo che sceglie cosa fare senza più lasciarsi guidare dal denaro. Mi sembra un cambiamento enorme. Se una persona può cambiare, allora anche il mondo può farlo.