Ho sentimenti contrastanti nei confronti di questo breve romanzo. Ho amato immensamente le parti dedicate alla vita e alle emozioni dei sei astronauti: i loro dubbi, le loro angosce. Non mancano affondi ironici che difficilmente passano inosservati, nel più tipico stile britannico (emblematico, ad esempio, il dettaglio delle toilette diverse per astronauti del mondo occidentale e astronauti russi).
Mi ha colpita la mole di dati e di dettagli tecnici, che dimostra quanto l’autrice abbia svolto un lavoro di ricerca immenso. Tuttavia, la struttura a brevi episodi rappresenta, per me — che amo immergermi e perdermi nelle pagine — un ostacolo non trascurabile.
Resta comunque una lettura consigliata, soprattutto per chi, fino a oggi, ha pensato che la scrittura dell’universo potesse appartenere solo alla fantascienza.