Mi aspettavo un po' di più da un libro che ho visto praticamente ovunque nell'ultimo mese, complice l'ambientazione durante il periodo di Natale, tra librerie fisiche e vetrine virtuali. L'impressione che ho avuto è che Claire Keegan sia stata un po' astuta. Sicuramente è in grado di scrivere bene, perché la storia è molto scorrevole e si entra subito nell'atmosfera di questo paesino irlandese. L'argomento delle Magdalene Laundries, che l'autrice ha voluto denunciare, merita di essere conosciuto ed esposto. Ci sono alcune frasi molto profonde nella loro semplicità, come
“Perché le cose più vicine sono spesso le cose più difficili da vedere?”, oppure
“Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci sia aiutava l'uno con l'altro.”
Anche per chiudere un suo cerchio personale, il protagonista, buono buonissimo, compie un'azione d'istinto che, per quanto giusta, avrà ripercussioni sulla sua famiglia, in particolare sulle sue figlie.
“Già sentiva un mondo di guai ad attenderlo dietro la porta che si preparava a varcare, ma allo stesso tempo il peggio che avrebbe potuto succedere se lo era già lasciato alle spalle: la cosa che avrebbe potuto fare e non aveva fatto, e con cui avrebbe dovuto convivere per il resto della sua vita.”
Ma non avremo mai l'opportunità di scoprire cosa succederà. Infatti, subito dopo, il racconto termina e viene da pensare: come, tutto qui? Nessun svolgimento, nessun approfondimento, ma solo due paginette informative di note finali? Che peccato.