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Piccole cose da nulla
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Keegan, Claire <1968->

Piccole cose da nulla

Einaudi, 2022

نبذة مختصرة: Sono giorni che Bill Furlong gira per fattorie e villaggi con il camion carico di legna, torba e carbone. Nessuno vuole restare al freddo la settimana di Natale. Sotto la neve che continua a scendere, tutto va come sempre in quel pezzo d'Irlanda. Poi, nel cortile silenzioso di un convento, Bill fa un incontro che smuove la sua anima e i suoi ricordi. Lasciar correre, girarsi dall'altra parte, sarebbe la scelta più semplice, di certo la più comoda. Ma forse, per Bill Furlong, è arrivato il momento di ascoltare il proprio cuore. «Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l'uno con l'altro. Era possibile tirare avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com'erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?».

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Mi aspettavo un po' di più da un libro che ho visto praticamente ovunque nell'ultimo mese, complice l'ambientazione durante il periodo di Natale, tra librerie fisiche e vetrine virtuali. L'impressione che ho avuto è che Claire Keegan sia stata un po' astuta. Sicuramente è in grado di scrivere bene, perché la storia è molto scorrevole e si entra subito nell'atmosfera di questo paesino irlandese. L'argomento delle Magdalene Laundries, che l'autrice ha voluto denunciare, merita di essere conosciuto ed esposto. Ci sono alcune frasi molto profonde nella loro semplicità, come

“Perché le cose più vicine sono spesso le cose più difficili da vedere?”, oppure

“Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci sia aiutava l'uno con l'altro.”

Anche per chiudere un suo cerchio personale, il protagonista, buono buonissimo, compie un'azione d'istinto che, per quanto giusta, avrà ripercussioni sulla sua famiglia, in particolare sulle sue figlie.

“Già sentiva un mondo di guai ad attenderlo dietro la porta che si preparava a varcare, ma allo stesso tempo il peggio che avrebbe potuto succedere se lo era già lasciato alle spalle: la cosa che avrebbe potuto fare e non aveva fatto, e con cui avrebbe dovuto convivere per il resto della sua vita.”

Ma non avremo mai l'opportunità di scoprire cosa succederà. Infatti, subito dopo, il racconto termina e viene da pensare: come, tutto qui? Nessun svolgimento, nessun approfondimento, ma solo due paginette informative di note finali? Che peccato.

I lunghi racconti della Keegan mi ricordano il gesto semplice del bere un bicchier d'acqua quando si ha sete. Semplice no? Semplicissimo: hai sete e l'acqua colma il tuo bisogno. Semplice. E straordinario.

Il libro e' brevissimo, ma denso di possibili riflessioni. Credo che la Keegan abbia scelto volutamente di lasciare il campo libero alle considerazioni personali che possono nascere dagli eventi che narra: una storia che ha radici nel passato di Bill, il protagonista, e nella vicenda della sua nascita, si estedne nel presente, per via della decisione che Bill prende, e poi nel futuro che non conosciamo, perche' Bill stesso non lo conosce e non sa cosa lo possa aspettare all'interno della sua famiglia, un "luogo" che conosce benissimo, che ha contribuito a creare, ma che alla fine e' anche altro da se'. Ci sono due osservazioni che mi hanno colpito per via di altri testi letti in contemporaneo o quasi: 1. l'osservazioen della moglie relativamente a quale sia il senso di pensare troppo, se non quello di causare dolore. E quindi, via all'operato perpetuo, senza un minuto di pausa; che sia la puliza della casa o la preparazione del dolce di Natale. Ironicamente, la stessa affermazione viene fatta in "Farenheit 451" di Bradbury relativamente ai libri e al pensare. 2. “Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci sia aiutava l'uno con l'altro.” Ho letto piu' o meno la stessa osservazione in "Quando sei felice, facci caso" di K. Vonnegut. Se non ricordo male, Vonnegut aveva chiesto al figlio quale fosse il senso della vita. Il figlio aveva prontamente risposto "Aiutarsi gli uni con gli altri". Devo ammettere che quella frase e' stata da allora un mio punto fermo. Ritrovarla qui, mi ha fatto molto piacere ee' valsa da rafforzo.

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